Attraverso il lavoro in giro per l'Italia avevo sentito parlare di Gianpietro Ghidini e del suo Emanuele.

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Emanuele è un adolescente come tanti che però  a soli 16 anni, tuffatosi nel fiume Chiese nella notte del 24 Novembre 2013, dopo aver assunto sostanze stupefacenti durante una festa con amici maggiorenni, perde la vita!
Dopo il baratro del dolore più feroce, Gianpietro decide di portare la propria testimonianza nelle scuole, nelle piazze, ovunque venga accolto, per dare un messaggio ai giovani di star lontano dalle dipendenze, in particolare da qualsiasi tipo di droga.

Lo fa attraverso la fondazione Ema il Pesciolinorosso.
Questa fondazione ha inoltre lo scopo di  dare ai giovani gli strumenti, le competenze e la possibilità di realizzare se stessi grazie a opportunità di lavoro concrete, basate sull’avvio di nuove iniziative imprenditoriali.

Proprio durante uno di questi incontri in una scuola,

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Gianpietro ha incontrato una ragazza che gli ha poi inviato questo messaggio:

Salve,
Sono una ragazza che ha assistito alla vostra "presentazione". Volevo solo ringraziarvi per tutto. Solo ieri scrissi un messaggio a mia madre, un messaggio davvero triste (che riporterò di seguito) ma che per chissà quale motivo non ho inviato.

Il messaggio era questo:
 

"Sono stanca di vivere. Quando dico di essere stanca di vivere sono seria. Mi "piace" molto di più dire che sono stanca di vivere piuttosto che dire di voler morire. La voglia di morire è una conseguenza, nient'altro. Io voglio morire poiché sono stanca di vivere.
Ma poi, su, ammettiamolo, io non so neanche cosa voglia dire vivere. In 16 anni non ho ancora scoperto cosa significhi. Mi sento come se voi, un bel giorno, abbiate deciso di avere una bambina, l'abbiate messa al mondo e fine. Come se fossi una bomboniera messa lì sullo scaffale. Mi sento come se la mia vita non fosse davvero mia. Come quando giocavo con Anna con le barbie e decidevamo di aggiungere anche il papà alla storia; lui c'era, sì, fisicamente c'era ma era come se non ci fosse perché nessuno lo animava. Mi sento inanimata, ecco.

Io questa vita non la sto vivendo, ci sto sopravvivendo. Non ha senso continuare con questo senso di vuoto, con questa infelicità. Il suicidio non è negativo. Perché continuare ad essere infelici? Perché fare terapie per cercare di cambiare le cose, non facendole fare il loro corso? Io, in fondo, in Dio neanche ci credo. Paradiso? inferno? E, seppure ci credessi, la storia che chi si toglie la vita è destinato all'inferno è una gran cavolata! "La vita è un dono di Dio" continuano a ripetermi. La vita non è né un dono, nè di Dio. La vita è mia e io decido per me, circa la vita e la morte. Spero anche che non ci sia la reincarnazione perché io un'altra vita non voglio averla.

E il senso di insufficienza? Niente di peggiore. Niente di peggiore fino a quando non si giunge alla consapevolezza di essere niente. Alla consapevolezza che, ammesso che io viva, tra 10, 20 o 30 anni non sarò niente, non sarò fiera della mia vita e non sarò fiera di me. Il punto è che, nella vita, vorrei davvero trovare una persona che mi faccia sentire libera, fiera, viva. Una persona che non debba per forza amarmi. Voglio una persona che mi faccia credere che qualcosa di bello esiste anche per me, che la vita non è poi così brutta e che il mare in tempesta lo amano anche i marinai. Voglio una persona che per un giorno, un'ora o due secondi mi faccia pensare al fatto che se sono qui è perché un motivo per vivere ce l'ho anch'io.

E' chiedere troppo? Mi accontento di poco, io. Mi basterebbe anche una persona triste quanto me a tal punto da farmi sentire capita. Perché, penso, alla vita si sopravvive solo quando si ha qualcuno che ci ama e ci capisce. Amore e comprensione come colonne portanti della vita. Magari le mie sono crollate per un disastro e magari qualcuno, un giorno, verrà a ripararle.".

 

Quando nel messaggio dico di avere bisogno di qualcuno che anche per un'ora mi smuova, sono seria.

Oggi, ho trovato un motivo, una ragione, una spiegazione per la quale non abbia inviato questo messaggio a mia madre, ieri. Quella ragione siete voi. Ho capito, in sole due ore, che togliersi la vita non è la soluzione.
Ho capito che continuare a lottare serve, che mollare è inutile. Vi ammiro molto. Sembrerà una cosa cattiva da dire o da pensare, ma credo che la morte di Ema vi abbia aiutato a crescere. Anzi, vi abbia riportato agli ideali stupendi che avevate da bambino e questa è una cosa meravigliosa. Magari non siete riuscito a salvare vostro figlio, e mi dispiace da morire per questo, ma avete salvato me e chissà quante altre persone. E vorrei davvero che i miei capissero che tutti gli anni di psicoanalisi non sono serviti a niente rispetto a questo incontro con voi e la vostra storia.

 

Posso confermare di essere felice, oggi, e non lo ero da tempo. Ho tanti di quei problemi che non starò qui ad elencare ma, sempre grazie a voi, oggi ho ripreso a mangiare e ne sono entusiasta. Avrei tanto voluto abbracciarla oggi, ma ero troppo timida e insicura per farlo. Spero che, se ritornerete, sarò cresciuta a tal punto da non vergognarmi di me stessa.

Grazie per avermi salvata ❤"

Non ho parole da aggiungere, come genitore posso solo ringraziare Gianpietro a nome di tutti i genitori che in qualche modo attraverso la sua storia e quella di Emanuele hanno potuto trovare una luce per i propri figli, così come è accaduto a questa giovane donna.

Segnalo il sito della Fondazione creata da Gianpietro

http://www.pesciolinorosso.org/